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Review: Inglot eye base

29 Oct

Chiedo scusa a tutte le nuove e vecchie persone che seguono questo blog, alle iscritte (grazie!) e a chi sbircia ogni tanto. Ho dei tempi biblici e non sono costante, poi riappaio, scrivo post fiume e scompaio di nuovo. Scusatemi ecco :D
Quest’estate, prima delle vacanze, avevo parlato di test in corso e di review che avrei fatto: da una parte molto meglio per voi dato che in tre mesi ho testato in lungo ed in largo tutto ciò a cui avevo accennato e ho avuto modo di consolidare le mie opinioni. Ho cercato anche di mettere a punto una griglia per rendere le recensioni meno dispersive e più chiare, fatemi sapere che ne pensate.
Comincio con un prodotto che mi aveva incuriosita la prima volta che l’avevo visto e che, dato il prezzo come dirò niente affatto malvagio, ho deciso di acquistare: il primer occhi di Inglot.

Nome: Inglot Eye Base
Packaging: vasetto nero di plastica
Quantità: 15 grammi
Costo: 10 euro (a luglio, se qualcuna sa dirmi se è stato aumentato come gli altri prodotti me lo dica in un commento)
INCI: HYDROGENATED VEGETABLE OIL, CALCIUM ALLUMINIUM BOROSILICATE, DIMETHICONE, HYDROGENATED POLYISOBUTENE, CI 77891, TALC, ISOHEXADECANE, SILICA, ISODECYL NEOPENTANOATE, SQUALANE, CETYL ETHYLHEXANOATE, CI 77492, POLYETHYLENE, BIS-DIGLYCERYL POLYCYLADIPATE-2, C 30-45 ALKYL METHICONE, C 30-45 OLEFIN, CAPRYLYL GLYCOL, TOCOPHEROL, BORON NITRIDE, CI 77491, HEXYLENE GLYCOL, CI 77007

Come si presenta: dal vasetto sembra una mousse di color beige, più tendente al giallo che al rosa, di intensità media. Per chi ha presente il Paint Pot Soft Ochre di MAC, l’Eye Base di Inglot nel vasetto risulta di uno o due toni più scuro.
Consistenza: cremosa, simile ad una mousse. Con l’innalzarsi della temperatura quest’estate è diventata praticamente liquida ed ho dovuto metterla in frigorifero. Al contrario in montagna dove, oltre alle temperature più fresche, la casa in cui alloggiavo era di suo molto fredda ed umida, il primer è diventato più denso, addirittura alcuni giorni quasi solido!

A destra: sfumato -  A sinistra semplicemente steso
NB. la mia mano è attualmente leggermente più colorita rispetto al viso.

In uso da: 10 luglio 2011. L’ho testato anche su un’amica e su mia sorella.
Applicazione: io la stendo con le dita e credo sia il metodo migliore soprattutto quando necessita di essere scaldata. Va sfumata molto bene in quanto opaca: così facendo diventa più chiara e si confonderà con la vostra pelle. Tuttavia si vede dallo swatch sulla mia mano, su pelli chiarissime come la mia il colore non si confonde benissimo, e bisognerà sfumare il triplo per evitare che si noti troppo e che non si vedano aloni giallo-arancioni.
Una volta sfumato questo primer diventa quasi secco, come se vi aveste messo della cipria subito dopo. Su pelli molto secche può creare l’impressione che si formino pieghette o che il prodotto si sfarini.
Performance: proprio per via della texture asciutta, sfumare i colori al di sopra di esso è molto confortevole. Sorprendentemente, anche per quanto riguarda la durata questo primer si comporta bene, non si creano pieghette né chiazze neppure in situazioni in cui si suda molto. Non trovo però che questo primer renda i colori più carichi o vibranti.

Giudizio finale: ho usato questa base dal giorno in cui l’ho comprata praticamente tutti i giorni, salvo pochissime occasioni. Non è male e per il rapporto qualità-prezzo può essere un buon acquisto.
Tuttavia, come dicevo nel post sulle creme contorno occhi io ho la pelle palpebrale piuttosto secca, e nei giorni di maggior secchezza trovo questo primer eccessivamente asciutto. Da questo punti di vista preferivo molto di più il Primer Potion di Urban Decay, in quanto più cremoso senza tuttavia essere unto (come i miei occhi avvertono essere quelli di Beyu e Kiko) ed in più più appiccicoso.
Personalmente non credo ricomprerò questo primer quando l’avrò finito, però penso potrebbe essere un’opzione interessante per chi ha le palpebre molto oleose.

A presto!

Ringrazio mia sorella per la foto dello swatch, che altrimenti sarebbe stata impossibile da realizzare.

Review: Pennelli Real Techniques – parte seconda

8 Jul

Eccoci alla seconda parte della recensione dei pennelli Real Techniques: dopo la prima dedicata ai pennelli singoli, mi occuperò qui del set viso, la Core Collection.
Il set è costituito da quattro pennelli contenuti in un astuccio nero piuttosto pratico per i viaggi. A mio avviso sono pennelli poco adatti a chi ha appena cominciato a truccarsi, perché hanno delle forme (e delle ideali funzioni) piuttosto particolari e specifiche, come vedrete fra poco.
Per il resto, valgono le stesse cose dette per gli altri pennelli e non starò a ripetermi: manico solido ma non lungo, impugnatura salda, setole in taklon morbide ma resistenti assieme. Tutti e quattro i pennelli rispondono bene al test di Rae Morris (vedi sempre il post introduttivo).
Ecco tutti i pennelli, uno per uno. Essendo parte di un set, ho cambiato leggermente la scheda. A “perché l’ho acquistato” ho sostituito “utilizzi che gli ho trovato”, ed a “Lo consiglio?” ho preferito un “giudizio complessivo”.
Prima che mi dimentichi. Il prezzo del set (che vale per tutti i set Real Techniques) è di £ 18,99, ovvero poco più di € 21.

BUFFING BRUSH
Ecco, per questo pennello si pone un problema: non ho niente con cui paragonarlo, il che dimostra ulteriormente che ho un numero limitato di pennelli (mamma, so che non lo leggerai mai, ma se per caso capiti qui, sappilo: HO POCHI PENNELLI). L’unico confronto possibile coi pennelli che posseggo potrebbe essere col mini-kabuki di Sigma, ma sono due tipologie di pennello molto diverse, sia per la forma sia per le possibili funzioni, quindi ho lasciato perdere.
Il diretto rivale è l’F82 di Sigma (che, da quanto mi sembra dalle foto in giro, ha le setole un pochino più corte), ma potrebbe esser loro accostato il Glossy Amplify di Neve il quale,  da che ho visto in rete, ha le setole un po’ più lunghe. In generale, il concetto è quello di un kabuki a manico lungo e le setole più densamente unite.
Si potrebbe anche azzardare un confronto col 109 di MAC, non tanto per la forma (il MAC, setole naturali a parte, ha la testa piatta ed è anche meno denso) quanto per i possibili usi e relativi risultati. Non posseggo nemmeno questo, manco a dirlo.
Insomma, spero che le foto vi bastino a inquadrare questo pennello.
Utilizzi che gli ho trovato: inizialmente ho destinato il buffing brush a sfumare fard* e la polvere da sculpting (ma sì, il fard apposta per scolpire il viso, è che fa figo dire “polvere da sculpting”) dato che mi sembrava che col contour brush restassero troppo netti.
Poi, dopo anni di tentennamenti, ho finalmente deciso di provare un fondotinta minerale, ed ecco che il Buffing brush è diventato Indispensabile! Imprescindibile! Formidabile! Lavora bene il prodotto e, essendo abbastanza stretto, riesce a raggiungere anche i punti più piccoli dove c’è bisogno di maggior precisione. Avendo il naso piccolo (no, non dite “invidia”. Non sto a spiegare, ma vi dico solo che le mie foto di profilo sono VERBOTEN), patisco sempre il fatto che pennelli con una testa troppo larga non mi consentano di stendervi bene il fondo, ed è per questo che per il liquido ho sempre preferito la spugnetta**. È anche per questo che mi son trovata bene con lo stippling di RT di cui vi ho parlato nel post prima.
Giudizio complessivo: è veramente un ottimo pennello, senza dubbio uno dei motivi principali che potrebbe spingere ad acquistare il set. Mi dicono nei commenti al post precedente che si comporta in maniera eccellente anche col fondo liquido: se si è attirati anche dagli altri pennelli del set probabilmente si potrebbe far a meno dello stippling. Forse è il pennello di questo set che può risultare meno intimidante e più utilizzabile per chi è alle prime armi proprio perché può assolvere alla funzione (abbastanza basilare) di stendere il fondotinta, minerale incluso.

CONTOUR BRUSH

Lo so che è evidente la differenza: il MAC ha setole più lunghe e una forma più stretta e marcatamente a goccia. Se si possiede pennelli di questa forma e si è maniache come me, si farà di tutto per far sì che resti perfettamente a punta. Sul MAC 165 tengo sempre su un brush guard. Il Real Techniques mi consente di evitarmelo dato che bastano le dita e le setole si rimettono a posto. C’è da dire però che, appunto, quest’ultimo è decisamente più tondeggiante.È inutile dire che il Real Techniques, oltre al prezzo (il MAC costa 35 euro. Sì. 35. Il mio pensiero quando ho visto il RT è stato “fosse uscito quest’inverno mi sarei risparmiata 35 euro”), differisce dal 165 MAC in quanto utilizzabile anche con prodotti in crema. Cioè, anche il MAC in teoria, ma ha setole così morbide e delicate che farlo sarebbe usargli violenza.
Sono ambedue pennelli che garantiscono un’applicazione precisa ma leggera al tempo stesso, il che è l’ideale soprattutto se si ha una pelle chiara come la mia e scolpire il viso non deve equivalere a trasformarsi in un Cherokee, ma anche per mettere l’illuminante senza diventare un faro nella notte (o una palla da discoteca, a seconda, io preferisco il primo, è più bella come immagine). Il RT essendo leggermente più arrotondato e più corto sfuma di più e più facilmente.
Utilizzi che gli ho trovato: scolpire il viso e illuminante, ma non solo. Lo sto usando quotidianamente per il fard, dato che, non avendo io la minima distinzione fra gote e resto della guancia (non mi sono capitati solo i geni buoni della famiglia, purtroppo), necessito di un’applicazione precisa quasi al millimetro, cosicché oltre a mettere un po’ di colore io riesca a costruire anche (una parvenza di) gote.
È un uso strettamente legato alle mie esigenze personali, in quanto una persona dotata di zigomi e con delle guance più normali lo troverà sicuramente troppo piccolo per mettere il fard, e anzi potrebbe trovarlo troppo piccolo anche per scolpire il viso e ritenere più indicati pennelli tipo quello angolato, per esempio.
Giudizio complessivo: questo è l’esempio di pennello senza il quale una persona che si trucca da poco o che semplicemente si trucca poco limitandosi a poche cose base può tranquillamente fare senza. Per quel che mi riguarda, mi ha risolto un’infinità di problemi, quindi lodi lodi lodi. No, non è un messaggio subliminale ma non troppo e non ricevo compensi o sono in alcun modo affiliata al comune di Lodi (e soprattutto all’Ospedale Maggiore, Maggiore Ospedale).

POINTED FOUNDATION BRUSHSì, la vostra reazione è la reazione di chiunque: come accipigna faccio a stendere il fondotinta con un pennello così minuscolo? Ok che per fare un lavoro fatto bene non serve un pennello grande ma un grande pennello, ma non esageriamo: con questo cosino qua ora che finisco tutta la faccia s’è fatta notte.
Penso che nessuna abbia seriamente deciso di usarlo per lo scopo che recita impresso sul manico, dopo averlo provato una volta. Ho letto e visto video in cui alcuni dicono di usarlo per mettere il fondotinta nei punti più piccoli, come contorno del naso e contorno occhi. SRSLY? Voi usereste (e sporchereste) un pennello solo per fare dei ritocchini?
È il motivo per cui vi cambio pietra di paragone e sostituisco il (valido) pennello SS190, ora F60, di Sigma con l’SS194 (attuale F70), anche se l’ideale sarebbe avere l’F65. Ci siete arrivate da sole credo: il Puntuto da Fondotinta Pennello (posso abbreviare in PFB? Sì, ho deciso che posso) come pennello da fondotinta è un po’ una sòla (scusa Sam), mentre è valido, validissimo come pennello da correttore. Oltre alla dimensione, a renderlo particolarmente adatto allo scopo ha infatti il fatto di essere molto piatto e consente quindi di stendere una quantità sufficiente, ma non esagerata, di prodotto. La lunghezza e la larghezza lo rendono però più adatto ad applicare il correttore non tanto in punti precisi quanto su aree abbastanza estese come quella del contorno occhi, senza concentrare il prodotto in un punto ma stendendolo uniformemente.

Vien da sé che gli
Utilizzi che gli ho trovato: sono in realtà un utilizzo unico e solo e cioè stendere il correttore nella zona contorno occhi. So che molte usano le dita e anch’io l’ho sempre preferito, ma il mio correttore (Full Cover di MUFE, prima o poi ne parlerò) è troppo denso e chiede d’esser lavorato velocemente prima che si asciughi. Col pennello mi si creano molte meno pieghette, anche. Insomma costituiscono una coppia perfetta!
Giudizio complessivo: altro caso di pennello che, se non si hanno particolari esigenze o se non si ha un viso minuto, può risultare superfluo e poco utilizzabile. Lo vedo bene nel kit di un professionista, meno in quello della persona comune che sta iniziando a truccarsi o che è soddisfatta della sua routine e dei pennelli che possiede già, dato che dubito potrebbe trovare un utilizzo per esso (poi magari mi sbaglio eh!).

DETAILER BRUSHIl confronto è chiaramente obbligato: si tratta di un pennello da correttore di precisione, per dettagli minimi. È la metà sia in lunghezza che in spessore del Sigma e quindi trattiene meno colore, garantendo un’applicazione più leggera e naturale, oltre che appunto più precisa. Può essere utilizzato anche come pennello per le labbra.Veniamo alle dolenti note. Oddio, non così dolenti, nel senso che questo povero pennello non ha dimostrato nessun difetto. Il punto è che, non avendo io che occasionali brufoletti che durano una giornata e poi spariscono, non ho particolari motivazioni che mi portino a volerlo utilizzare per il suo scopo originario.
Non sto dicendo che non sia un pennello valido, sicuramente lo è, perché la forma e la sezione sottile sono ottimali allo scopo di effettuare correzioni in aree piccole o molto circoscritte o, ad esempio, a riempire le labbra senza uscire dal contorno.Utilizzi che gli ho trovato: ho fatto una prova con un Lip Tar di OCC. Nessun problema con la stesura, che risulta agevole, ma ho dovuto lavarlo due volte prima di eliminare traccia del Lip Tar; va bene che i Lip Tar macchiano tantissimo, ma per evitare di rovinare e tingerlo permanentemente preferisco lasciar perdere. Dovrei provare con i rossetti normali, questo sì.
Al momento è assieme ai pennelli occhi. Spero di trovargli un possibile uso in quest’area, ma ancora non sono pervenuta a grandi conclusioni.
Giudizio complessivo: rimandato a settembre (o ottobre, novembre, insomma a quando ci saremo capiti).

* vedi post introduttivo

**e ai colori pastello ho sempre preferito il nero, ma quella è un’altra storia.

Vi ringrazio per l’attenzione e la pazienza e spero di esservi stata utile. Ringrazio anche mia sorella per avermi dato una mano con le foto nel post precedente (le unghie azzurre sono le sue, le mie non potrebbero mai essere così lunghe).
Se avete ulteriori dubbi e domande non esitate a scriverle nei commenti!

Alla prossima.

PS. Se nessuna ha niente da obiettare continuerò ad infilare citazionismo musicale da tre soldi all’interno dei post. So che tre quarti della roba sarà sconosciuta ai più e creerà ulteriori dubbi sulla di me persona, ma fa nulla. In caso qualcosa dovesse piacevolmente colpirvi fatemi sapere.

Review: Pennelli Real Techniques – parte prima

6 Jul

Bene, ci siamo. Dopo avervi detto in generale notiziole più o meno utili sui pennelli Real Techniques, possiamo tuffarci fra i pennelli. Comincerò coi pennelli singoli e dedicherò poi il post successivo alla Core Collection (il set viso). Preparate il pop-corn!

SHADING BRUSH
Classico pennello con la punta arrotondata per l’applicazione dell’ombretto. Rispetto al 239 di MAC (sopra, nella foto) risulta più piccolo ma anche più cicciotto, come si vede dal foto-confronto.

Tuttavia, questo spessore non lo rende meno preciso del blasonato rivale e non causa la dispersione del colore nelle setole come avviene in pennelli da ombretto ugualmente fluffy, neppure nel caso di ombretti in polvere libera o minerali. Lo rende invece utilizzabile anche per sfumare il colore in maniera abbastanza precisa, facendo molta meno fatica di quanta la si farebbe utilizzando il 239 per lo stesso scopo.
Perché l’ho acquistato: uso tantissimo il 239. Per evitare di lavarlo ogni due-tre giorni (e quindi usurarlo troppo) mi sono sempre rivolta al metodo strofina-e-strofina sul dorso della mano, ma nel caso di colori molto intensi o diversi fra loro, purtroppo non è sufficiente. Almeno uno shading in più mi serviva, quanto meno così uno lo sporco con una certa gamma di colori e l’altro con un altra e non faccio danni.
Non l’ho ancora provato con gli ombretti in crema, sia perché ne ho uno (un Creaseless di Benefit che probabilmente è pure scaduto) sia perché sono sempre della scuola ditino e passa la paura.
Prezzo: £ 6,99 su love-makeup.co.uk (poco meno di € 8)
Lo consiglio? Se vi serve un pennello (o uno in più) di questo tipo e state già ordinando qualcosa dal sito, sì. Nel senso, a me piace molto e lo ricomprerei, ma ordinare solo questo magari no.

STIPPLING BRUSH
Qui lo vedete raffrontato a due duo-fibre classici ma con forma differente (quello di Sigma è quello più comunemente usato per il fondo e quello di Sephora per il fard*). So che per rendere il confronto più utile dovrei includere anche il 130 di MAC (e fac-simili) e il flat-top di Sigma (F80), ma come ho già detto, ho un numero contenuto di pennelli, e ovviamente non posseggo né l’uno né l’altro.
Ora, a parte la palese differenza nella lunghezza delle setole, e a parte la composizione delle stesse, ovvero totalmente sintetiche nel caso di RT e mix di naturali (nere) e sintetiche (bianche, specifico per quei pochi che non lo sapessero) per gli altri due, credo si possa vedere con questo raffronto quella che a me sembra la differenza sostanziale: la densità.
(L’ordine da sx è sempre: Sephora, Real Techniques, Sigma)
Altra cosa che mi preme portare alla vostra attenzione, la diversa flessibilità delle setole. Farò una dimostrazione pratica utilizzando l’utilissimo test di Rae Morris di cui nel post introduttivo.
(L’ordine da sx è sempre: Sephora, Real Techniques, Sigma)
Sostanzialmente: lo stippling RT, pur essendo più denso e morbido, è però più rigido. Cosa significa? Due cose: quando si stende il fondo, sia che usiate la tecnica più propriamente dello stippling (quindi picchiettando), sia che vi troviate meglio con piccoli movimenti circolari o a distribuirlo con una mano più energica (tipo fondo minerale, per intenderci), il fatto che le setole si pieghino limitatamente fa sì che si sporchi davvero solo la capoccia o comunque il fondo non coli oltre il primo terzo delle setole. Inoltre, l’effetto finale sarà sempre e comunque quel simil-airbrushed, realmente naturale che avreste sempre voluto ottenere con gli altri duo-fibre ma che nei fatti non si verificava.
Perché l’ho acquistato (e considerazioni varie): per il motivo di cui sopra. Poi magari sono io che non so usare i duo-fibre, ma allora perché con questo riesco a stendere il fondo effettivamente come se usassi l’aerografo?
Altra cosa fichissima per le pigre come me. Ho detto che le setole sintetiche sono una pezza clamorosa per il lavaggio perché perfino nella succursale del deserto del Sahara che è casa mia i pennelli ci mettono come minimo 10 ore ad asciugarsi. Lo stippling, chiaramente, ci mette mezza giornata abbondante. Però: come ho già detto, essendo il taklon una fibra sintetica stupenda (ecco scienziati, piuttosto che vivisezionare animali e pensare a dove piazzare centrali nucleari, create soluzioni per una vita  cruelty free), una volta finito di utilizzare il pennello le setole non si separano e non si seccano come avviene con gli altri stippling, ma restano dense come in origine. Il che significa che il pennello può essere utilizzato una seconda volta prima di lavarlo.
Io l’ho usato anche per il primer HD di MUFE. Stende bene anche quello. Potrei provare col fard* in crema, ma temo sempre i pennelli troppo rotondi sulle mie guance che necessitano di venir create dal nulla.
Prezzo: £ 10,99 su love-makeup.co.uk (circa € 12,10)
Lo consiglio? Secondo voi posso sconsigliarvelo, dopo questa spatafiata?

POWDER BRUSH
È grosso. Con grosso non intendo che ha un manico ed una base larga che rende difficoltoso metterlo nel mio porta pennelli e che, ho fatto le prove in vista della prossima partenza, mi costringe a metterlo nella tasca just-in-case del mio brush roll (per chi non sapesse com’è fatto il mio brush-roll). È grosso perché ha una testa ENORME. Potete vederlo anche voi.
Ora, il Sigma con cui l’ho messo a confronto ha perso un’infinità di peli nel giro di un anno e mezzo, quindi probabilmente è un po’ come paragonare la chioma di un bambino a quella di suo nonno (sempre che suo nonno non ricorra a ridicoli trapianti come certi Nani che tutti conosciamo, beninteso), ma comunque anche nei suoi giorni migliori non era così pieno.
Questione cento (e passa) setole di morbidezza: è soffice come e quanto il Sigma, senza però lasciare una cascata di peli al suo passaggio.
Ultima cosa, come anche gli altri pennelli non s’impregna di prodotto. Il che significa che incipriarvi non equivarrà ad infarinarvi e rendervi pronte per la frittura.
Perché l’ho acquistato: in realtà non ne ho acquistato uno solo, ma due. Quello che vedete in foto è il mio, ce n’è un altro che è di mia sorella ed è decisamente più sporco. Nei mesi precedenti avevo ceduto a lei il Sigma per utilizzare il kabukino sempre di Sigma, con cui mi trovavo meglio per mettere la cipria HD. Anche lui è altrettanto affetto da calvizie, però, quindi s’era reso necessario per ambedue un pennello da cipria serio.
Ah, ho piacevolmente scoperto che si comporta benissimo anche con la cipria minerale.
Prezzo: £ 10,99 su love-makeup (circa € 12,10)
Lo consiglio? Assolutamente sì. Anche mia sorella ve lo consiglia.

Stay tuned per la seconda puntata!

*vedi sempre il post introduttivo

Review: Pennelli Real Techniques – Introduzione

5 Jul

Chiedo scusa se sono passati un po’ di giorni ma mi appresto ad affrontare una recensione seria ed articolata e non son cose che si fanno in poco tempo. Cara Christine from temptaliadotcom, prima o poi mi dovrai spiegare come accidenti fai a sfornare tutte quelle recensioni dettagliate quotidianamente. Il tuo typical schedule mi puzza assai.

Bando ai miei deliri. Finalmente vi parlo di loro, di ciò che in US pare vada a ruba (e te credo, a momenti li regalano col 3×2 o “add one dollar and get it for free”) e che invece da noi in Europa e soprattutto da noi in Italia pare siamo veramente in poche ad aver fra le nostre mani: i pennelli Real Techniques dell’amatissima, genialissima, super -issima Samantha Chapman.
[Sam, if you're reading this by chance, I want you to know that you're a badass.]
Mi vedo costretta a dividere la recensione in tre parti, una introduttiva e due sui pennelli, perché il mio acquisto è stato, come dire, sostanzioso. Il mio kit da viso era infatti composto dal set viso base di Sigma, che avevo però progressivamente ceduto quasi del tutto a mia sorella. Sostanzialmente, questo era il mio kit viso prima che decidessi di fidarmi di Sam: mini-kabuki Sigma, pennello classico da fondo Sigma, pennello da correttore Sigma, 129 e 165 di MAC (fard* e contouring). Inoltre, col mio progressivo diventare spaccamaroni come quasi tutti i vegetariani/animalisti, l’idea di utilizzare setole animali, seppur si dice ottenute dalla spazzolatura (uhm?) non mi sconquifera più di tanto.
Risultato, ho acquistato quattro (uno doppio) pennelli singoli e un set, il Core Collection, cioè quello viso. È per questo che per snellire il tutto dividerò in due la recensione:
PRIMA PARTE -> Pennelli Singoli
SECONDA PARTE -> Core Collection

Qualche informazione generale
Sam ha sviluppato una linea di pennelli con una compagnia americana, il che spiega perché in USA sono venduti negli Ulta (catena di negozi simile a Boots e Superdrug. Sto pensando ad un equivalente italiano… Diciamo un Acqua e Sapone un po’ più figo?) e in Europa siano reperibili solo tramite il negozio online UK love-makeup.co.uk ad un prezzo maggiorato per via delle tasse d’importazione.
Esistono tre set (uno viso, uno occhi e uno da viaggio/indispensabili/basic che più basic non si può) e sette pennelli singoli (facciamo sei, uno è uno spazzolino da sopracciglia e separa ciglia-killer come quello di Sephora). Il manico colorato indica la diversa funzione: viola per gli occhi, giallo per la base del viso, rosa per il finish.
Il manico è quasi interamente in metallo, ricoperto da una guaina di gomma in fondo, il che scongiura l’eventualità che parte metallica e setole si separino dal manico: questo però non significa che i pennelli possono esser lavati ed asciugati a testa in su!
I pennelli possono apparire molto corti a chi è abituata a MAC, ma anche a Sigma. Personalmente, avere un manico più corto significa non sbattere contro lo specchio del bagno e maggior maneggevolezza in generale. Forse, per l’uso su altri, un manico più lungo è preferibile.
Le setole sono 100% sintetiche e sono in taklon: sono morbide, ma hanno un’ottima resistenza, e consentono di utilizzare sia prodotti in polvere che in crema. Pulendole bene su un fazzoletto di carta o simili possono essere riutilizzate anche subito perché, essendo più lisce del pelo naturale,  trattengono meno prodotto e non s’incollano troppo assieme. Unico neo: l’asciugatura richiede molto tempo, soprattutto quando come, nei pennelli più grossi, sono tante e densamente concentrate. Anche a casa mia, dove il microclima è vicino a quello desertico, nel senso di caldo e secco, i tempi sono comunque lunghi.

Criteri di valutazione
Essendo io sottoscritta non una make-up artist ma una persona qualsiasi che si colora la faccia, a quanto pare abbastanza bene e sicuramente non passando molto inosservata, qualsiasi cosa che dirò sarà relativo unicamente alle mie esperienze pregresse ed attuali.
Ho ricevuto i pennelli poco meno di due mesi fa circa e da lì li ho usati quasi ogni giorno. L’entusiasmo che si potrà leggere qua e là è frutto della soddisfazione data dall’utilizzo e non dalla gioia dell’iterazione continua del Natale data dall’apertura del pacchetto, oltre che dal confronto con sòle o insoddisfazioni precedenti.
Un test, più “scientifico”, per valutare la qualità arriva direttamente da Rae Morris che nella sezione dedicata ai pennelli del suo Make-up: the ultimate guide (qui la mia review, per chi se la fosse persa) spiega come capire se un pennello meriti o no l’acquisto:
Quando acquisti un pennello, mettilo in equilibrio sulla sua punta. Tieni il pennello in verticale sul dorso della tua mano, con le setole all’ingiù, e fai rimbalzare leggermente il pennello per testare la forza delle setole. Le setole devono solo leggermente piegarsi: se si aprono o si schiacciano completamente il pennello sarà troppo difficile da utilizzare e il trucco andrà da tutte le parti -tranne dove vorrai metterlo-.**
In questa recensione lo si vedrà applicato praticamente in un caso, ma ci tengo comunque a dire che tutti i pennelli Real Techniques in mio possesso superano tutti la prova.

Ok, siamo pronti credo.
State pronti perché la prima parte arriva (quasi) subito.

* Io son (sufficientemente) vecchia e ho iniziato a truccarmi e ad usare (in maniera comica com’è ovvio che sia) il fard quando lo si chiamava fard. La mia UK-filia può al massimo spingermi a usare il termine blusher. Ma blush, assolutamente no. Non ce la posso fare.

** La traduzione è mia, dato che il libro è in inglese. Era inutile specificarlo vero?

Jemma Kidd Make-up Masterclass – book review

8 Jun

Ciao a tutte!

Per questo primo post post-pausa (perdonate il pessimo gioco di parole), ho deciso di parlarvi non di un cosmetico, ma di un libro sul trucco che ho acquistato di recente e che sto “studiando” in questi giorni. Sarà un post-fiume, preparate i pop corn!

Premessa: ho aspettato per un po’ a comprare libri sul trucco semplicemente per una questione di priorità nel mio borsino spesa! Era da tempo che meditavo infatti l’acquisto di alcuni testi e mi sono letta le diverse recensioni a riguardo di questi e quei libri per capire quali fossero i più adatti a quel che cercavo io.
Mi trucco da una decina d’anni ormai; ogni giorno vedo caterve di video su youtube e leggo molti beauty-blog, ma sentivo l’esigenza di una base teorica che desse senso ed eventualmente correggesse la pratica, con delle spiegazioni sufficientemente esaurienti, fondate ma allo stesso tempo che risultassero “nuove” (avete presente la profusione di video, tutti essenzialmente uguali, su come scoprire il proprio sottotono di pelle, alla fine dei quali si hanno più dubbi che certezze?). Non avendo intenzione di iscrivermi a scuole di trucco o corsi perché non è questa la carriera personale che desidero, penso che leggere dei testi sia quindi il modo migliore per apprendere la teoria: è lo stesso discorso che fanno molti con, facendo un esempio a un ambito che conosco abbastanza bene, la fotografia.

Seconda doverosa premessa: il 99% dei manuali e in generale dei libri dedicati al trucco sono di autori stranieri, perlopiù anglosassoni, e non hanno traduzione in Italia (o sono introvabili, come il celeberrimo Making Faces di Kevyn Aucoin). L’unico, famoso e accreditato, in italiano è quello di Stefano Anselmo. Questo significa che, così come in molti altri ambiti della vita, sapere l’inglese è prezioso. Non starò qui a propugnare la mia crociata per l’apprendimento forzato dell’inglese (XD), dico solo che per comprendere questi testi bisogna almeno avere un livello più che sufficiente di inglese, perché sì, le immagini aiutano, ma fino ad un certo punto, soprattutto nelle parti maggiormente dedicate alla teoria.

Detto ciò, vado al nocciolo della questione e vi presento uno dei due libri che ho acquistato (dell’altro parlerò in seguito), ovvero Make-up Masterclass di Jemma Kidd.
Per chi segue Tanya Burr (pixi2woo) e la meravigliosa Lisa Eldridge il nome di Jemma Kidd non sarà sicuramente nuovo, dato che entrambe usano diversi prodotti della sua linea cosmetica. Jemma Kidd è infatti una contessa (si signore, avete letto bene!) britannica che, dopo diversi anni come modella (anche sua sorella Jodie è una top-model) è passata dall’altra parte della barricata diventando una make-up artist di successo e aprendo, nel 2003, la sua scuola di trucco e creando ben tre linee cosmetiche: Jemma Kidd Make Up School (la stessa dei pennelli che compaiono nei video di Tanya), Jemma Kidd PRO e JK.
Il libro, come si legge nella prefazione, deriva dalla sua passione per l’insegnamento e vuole essere uno strumento utile a tutte le donne che vogliano valorizzarsi attraverso il trucco, spiegando le basi tecniche e dando loro continui spunti per migliorarsi.
Il sottotitolo del libro è altamente indicativo rispetto al contenuto: Beauty bible of professional techniques and wearable looks. Qualsiasi argomento, dalla skincare al trucco delle labbra, è trattato in maniera esaustiva e sufficientemente approfondita, con numerosi tips e fotografie altamente illustrative. Seguono poi una serie di look completi, adatti a diverse occasioni, ma quasi tutti decisamente portabili. Siccome non ci sono molte recensioni italiane di questo libro in giro, andrò nel dettaglio illustrandovi il contenuto di ciascun capitolo e come vengono trattati i diversi argomenti. Chi volesse leggere direttamente le mie conclusioni (so che c’è qualcuno che lo farà: non mi offendo, lo so che sono prolissa), salti i seguenti tre paragrafi.

Vi è una prima sezione (Beauty Basics) dedicata interamente alle basi del trucco: skincare, toni di pelle (con un’interessante spiegazione riguardante i sottotoni), come truccarsi a seconda delle età, il kit di attrezzi essenziale, le scadenze dei prodotti, e dei consigli per la skincare e il trucco nelle stagioni calde e in quelle fredde. Non condivido totalmente le idee di JK riguardo il trucco nelle diverse età, perché per esempio secondo lei mia madre non dovrebbe utilizzare rossetti accesi ma preferire lip-gloss, colori nude e al massimo le tinte, mentre mia madre, che per fortuna sua ha ancora le labbra piene come quand’era ventenne, utilizza tranquillamente i fucsia e le stanno bene. A parte questo però ho apprezzato molto la diffusa trattazione sui vari tipi di pelle e relativi consigli e la spiegazione, decisamente illuminante, dei sottotoni (nella sua classificazione sono decisamente fair, non porcelain, perché ho una percentuale di sottotono giallo non così minima e soprattutto non ho un colore uniforme, avendo le guance più rosa del resto del viso) con relativi consigli. Molto interessanti i consigli per le diverse stagioni, perché, oltre a cose più intuibili quali l’importanza dell’idratazione quando fa freddo o l’orientarsi su prodotti long lasting per l’estate, vengono proposte alcune idee (definite in maniera assai intelligente Inspiration) per dei look primaverili/estivi e autunnali/invernali arricchiti di utili tips.

La seconda sezione (Make-up Masterclass) è quella più propriamente dedicata al trucco. Si comincia con gli occhi, partendo dalle diverse forme, proseguendo con un po’ di teoria del colore, sopracciglia, come tracciare una linea di eyeliner, i diversi finish di ombretto (illustrati uno per uno, con grandi fotografie), una tecnica generale di applicazione dell’ombretto e creazione di uno smoky eyes mostrate step-by-step e le ciglia. Si prosegue col viso, quindi fondotinta (tre fotografie a tutta pagina mostrano la differenza fra un fondo a leggera coprenza da uno a media e un ulteriore ad alta, tutti e tre applicati sullo stesso viso: è decisamente evidente!), correttore (con una vera e propria mappa che spiega dove e come applicarlo), cipria, illuminanti, contouring e blush/bronzer. A questi ultimi, trattati insieme, sono riservate diverse pagine per spiegare dove e come applicarli e quali colori scegliere. In particolare ho trovato chiarissima e ben fatta l’illustrazione dei quattro possibili modi di applicare il fard, creando diversi effetti. Si termina con le labbra, descrivendo e mostrando le diverse texture di rossetti e lucidalabbra e spiegando quali siano più adatte a determinate occasioni,  come scegliere i colori più adatti alla propria carnagione, come indossare i colori accesi e i nude, un tutorial step-by-step per ottenere delle perfette labbra rosse, una diffusa spiegazione sulla forma delle labbra, come valorizzarle e come correggere le asimmetrie. Vi è anche un’ultima parte dedicata alle unghie e dalla manicure DIY, cosa che mi ha sorpreso perché non me l’aspettavo. Personalmente, avrei preferito un paio di pagine in più sul contouring e sull’highlighting e alla loro applicazione su differenti forme di viso, magari con delle foto esplicative come quelle dedicate al fard: quelle presenti sono a mio avviso un po’ troppo generiche sull’argomento.

Infine l’ultima sezione è quella dei look. Come già detto qualche paragrafo fa, non aspettatevi niente di sorprendente, super-creativo e da passarella. Scordatevelo proprio. Jemma Kidd ci propone qui dei look naturalissimi da giorno adatti a ciascun tono di pelle, look adatti all’ambiente lavorativo (sebbene il titolo del look sia “boardroom”, quindi ufficio, in realtà secondo JK al lavoro bisogna presentarsi con un trucco sobrio. Chiaramente se lavorate in un night-club è tutta un’altra storia… XD), cene di lavoro incluse, dov’è concesso un piccolo tocco (ma proprio piccolo) di glam, un trucco sposa, uno per una mamma che ha poco tempo per truccarsi prima di uscire a portare i bambini a scuola (altrimenti rischia di portarceli arrivando sempre alla seconda campanella, come faceva la mia, e poi ora dice a me che perdo sempre troppo tempo a truccarmi). Tutto sempre estremamente soft, all’insegna del bon ton più assoluto e dei toni naturali. Le orde di ragazze e donne che scrivono sotto ai video-tutorial di persone come LaCindina o financo Bluebeam che i loro trucchi non sono portabili troverebbero il loro paradiso in queste pagine (chi vuole leggervi una certa qual nota polemica faccia pure). Fortunatamente Jemma Kidd propone anche dei look da sera, con ombretti scuri e perlati o metallizzati, cat-eyed liner, glitter, labbra rosse, chiaramente NON tutti insieme: trucchi molto glamour, ma sempre piuttosto semplici da realizzare. Chiudono la sezione cinque look per le vacanze: spiaggia, serata post-spiaggia, montagna d’inverno, weekend in campagna e il perfetto make-up per chi affronta un volo di media e lunga durata (ma anche breve). Infine, una face chart vuota da fotocopiare per inventarsi i propri look e una lista di prodotti di diverse marche che JK consiglia.

Mie conclusioni: Questo di Jemma Kidd è un valido testo base sul trucco. Chiaramente non ci sono spiegazioni altamente tecniche come tutta la teoria del colore, semplicemente accennata nella parte sulla scelta dei colori di ombretto più adatti ai diversi occhi, e manca, come ho già detto, una trattazione più approfondita del contouring e dell’highlighting per i differenti tipi di viso, o quanto meno un’illustrazione di un paio di tecniche al riguardo (come avviene per il blush). Vengono però coperti tutti gli aspetti della cosmesi senza trascurarne nessuno, cercando di dare, oltre alle informazioni base, anche qualche dritta in più.
E’ un libro altamente didattico, lo si evince dallo stile di scrittura chiaro e dalle numerose fotografie ed illustrazioni esplicative. Ovviamente la teoria è una cosa e la pratica un’altra, quindi non è che leggendo tutto il volume si diventa tutto d’un tratto dei visagisti delle dive (ovviamente truccatissimi), però sicuramente si acquisiscono delle conoscenze e delle tecniche fondamentali, da cui partire per fare i propri pastrugn…esperimenti. Ho parlato più volte di tips: Jemma Kidd ci regala praticamente ad ogni pagina dei suggerimenti decisamente interessanti e non così banali come parrebbe, che ben complementano e arricchiscono le spiegazioni generali. Credo sia un buon punto a favore.
Certamente il punto forte del libro è proprio tutta la corposa parte teorica perché, come ho già detto e commentato, i look proposti, seppur molto belli, sono semplici e tutti (ma proprio tutti, anche quello coi glitter) portabili, anche se sono certa che i look da sera per alcune saranno già troppo: per me sono trucchi che se ho tempo faccio anche la mattina, ma, come dire, io sono in una relazione complicata con il comunemente condiviso&accettato. XD Tuttavia, oltre ad essere indubitabilmente look adatti a tutte le età (il che è perfettamente coerente col fatto che il libro è rivolto a tutte le donne, non solo alle squinzie), sono delle idee ottime se, come ogni tanto capita a me, avete una sorella che non vuole trucchi scuri, o amiche di vostra madre che vogliono solo colori naturali, oppure avete occasioni formali (colloqui di lavoro, cerimonie eccetera) e avete il sospetto che presentarvi con il vostro abituale fucsia o azzurro acceso non sia una buona idea.
A proposito di look, ne parlerò in seguito nel post dedicato all’altro libro, stay tuned ;)

Lo consiglio quindi? . Anche se avete visto tutti i tutorial di youtube di questo mondo, la mia idea è che la trattazione teorica di questo libro, per quanto scorrevole e di facile comprensibilità, sia comunque più completa e quindi, alla fine, chi legge senta di saperne veramente di più. Poi, per carità, God (or someone else on his behalf) save you tube, però personalmente ho sempre sentito che mancasse qualche pezzo. Non che ora mi sembri di avere in mano il puzzle completo, ma sicuramente qualche tessera in più, sì.

INFORMAZIONI UTILI:

titolo completo: Jemma Kidd, Make-up Masterclass – Beauty bible of professional techniques and weareable looks, London, Jacqui Small publisher

dati “tecnici”: lingua inglese, 223 pagine

prezzo di copertina: £22,50 (€25,30 al cambio di oggi 08/06/2011). Io l’ho pagato £13,74, quindi ho risparmiato circa 10 euro.

dove acquistarlo: in tutte le librerie online. io l’ho preso da Amazon UK, approfittando delle spese di spedizione gratis che si hanno comprando i volumi contrassegnati  Super Saver Delivery e raggiungendo la somma di 25£ (per la Super Saver Delivery, info qui). C’è anche su amazon.it, ma quando ho fatto io il confronto costava di più, c’erano da sommare le spese di spedizione e sarebbe comunque dovuto arrivare dall’UK!

Bene, credo di aver finito per stavolta. Prometto (ma non manterrò, sicuramente) che il prossimo post sarà più breve!

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