Eccoci alla seconda parte della recensione dei pennelli Real Techniques: dopo la prima dedicata ai pennelli singoli, mi occuperò qui del set viso, la Core Collection.
Il set è costituito da quattro pennelli contenuti in un astuccio nero piuttosto pratico per i viaggi. A mio avviso sono pennelli poco adatti a chi ha appena cominciato a truccarsi, perché hanno delle forme (e delle ideali funzioni) piuttosto particolari e specifiche, come vedrete fra poco.
Per il resto, valgono le stesse cose dette per gli altri pennelli e non starò a ripetermi: manico solido ma non lungo, impugnatura salda, setole in taklon morbide ma resistenti assieme. Tutti e quattro i pennelli rispondono bene al test di Rae Morris (vedi sempre il post introduttivo).
Ecco tutti i pennelli, uno per uno. Essendo parte di un set, ho cambiato leggermente la scheda. A “perché l’ho acquistato” ho sostituito “utilizzi che gli ho trovato”, ed a “Lo consiglio?” ho preferito un “giudizio complessivo”.
Prima che mi dimentichi. Il prezzo del set (che vale per tutti i set Real Techniques) è di £ 18,99, ovvero poco più di € 21.
BUFFING BRUSH
Ecco, per questo pennello si pone un problema: non ho niente con cui paragonarlo, il che dimostra ulteriormente che ho un numero limitato di pennelli (mamma, so che non lo leggerai mai, ma se per caso capiti qui, sappilo: HO POCHI PENNELLI). L’unico confronto possibile coi pennelli che posseggo potrebbe essere col mini-kabuki di Sigma, ma sono due tipologie di pennello molto diverse, sia per la forma sia per le possibili funzioni, quindi ho lasciato perdere.
Il diretto rivale è l’F82 di Sigma (che, da quanto mi sembra dalle foto in giro, ha le setole un pochino più corte), ma potrebbe esser loro accostato il Glossy Amplify di Neve il quale, da che ho visto in rete, ha le setole un po’ più lunghe. In generale, il concetto è quello di un kabuki a manico lungo e le setole più densamente unite.
Si potrebbe anche azzardare un confronto col 109 di MAC, non tanto per la forma (il MAC, setole naturali a parte, ha la testa piatta ed è anche meno denso) quanto per i possibili usi e relativi risultati. Non posseggo nemmeno questo, manco a dirlo.
Insomma, spero che le foto vi bastino a inquadrare questo pennello.
Utilizzi che gli ho trovato: inizialmente ho destinato il buffing brush a sfumare fard* e la polvere da sculpting (ma sì, il fard apposta per scolpire il viso, è che fa figo dire “polvere da sculpting”) dato che mi sembrava che col contour brush restassero troppo netti.
Poi, dopo anni di tentennamenti, ho finalmente deciso di provare un fondotinta minerale, ed ecco che il Buffing brush è diventato Indispensabile! Imprescindibile! Formidabile! Lavora bene il prodotto e, essendo abbastanza stretto, riesce a raggiungere anche i punti più piccoli dove c’è bisogno di maggior precisione. Avendo il naso piccolo (no, non dite “invidia”. Non sto a spiegare, ma vi dico solo che le mie foto di profilo sono VERBOTEN), patisco sempre il fatto che pennelli con una testa troppo larga non mi consentano di stendervi bene il fondo, ed è per questo che per il liquido ho sempre preferito la spugnetta**. È anche per questo che mi son trovata bene con lo stippling di RT di cui vi ho parlato nel post prima.
Giudizio complessivo: è veramente un ottimo pennello, senza dubbio uno dei motivi principali che potrebbe spingere ad acquistare il set. Mi dicono nei commenti al post precedente che si comporta in maniera eccellente anche col fondo liquido: se si è attirati anche dagli altri pennelli del set probabilmente si potrebbe far a meno dello stippling. Forse è il pennello di questo set che può risultare meno intimidante e più utilizzabile per chi è alle prime armi proprio perché può assolvere alla funzione (abbastanza basilare) di stendere il fondotinta, minerale incluso.
CONTOUR BRUSH
Lo so che è evidente la differenza: il MAC ha setole più lunghe e una forma più stretta e marcatamente a goccia. Se si possiede pennelli di questa forma e si è maniache come me, si farà di tutto per far sì che resti perfettamente a punta. Sul MAC 165 tengo sempre su un brush guard. Il Real Techniques mi consente di evitarmelo dato che bastano le dita e le setole si rimettono a posto. C’è da dire però che, appunto, quest’ultimo è decisamente più tondeggiante.
È inutile dire che il Real Techniques, oltre al prezzo (il MAC costa 35 euro. Sì. 35. Il mio pensiero quando ho visto il RT è stato “fosse uscito quest’inverno mi sarei risparmiata 35 euro”), differisce dal 165 MAC in quanto utilizzabile anche con prodotti in crema. Cioè, anche il MAC in teoria, ma ha setole così morbide e delicate che farlo sarebbe usargli violenza.
Sono ambedue pennelli che garantiscono un’applicazione precisa ma leggera al tempo stesso, il che è l’ideale soprattutto se si ha una pelle chiara come la mia e scolpire il viso non deve equivalere a trasformarsi in un Cherokee, ma anche per mettere l’illuminante senza diventare un faro nella notte (o una palla da discoteca, a seconda, io preferisco il primo, è più bella come immagine). Il RT essendo leggermente più arrotondato e più corto sfuma di più e più facilmente.
Utilizzi che gli ho trovato: scolpire il viso e illuminante, ma non solo. Lo sto usando quotidianamente per il fard, dato che, non avendo io la minima distinzione fra gote e resto della guancia (non mi sono capitati solo i geni buoni della famiglia, purtroppo), necessito di un’applicazione precisa quasi al millimetro, cosicché oltre a mettere un po’ di colore io riesca a costruire anche (una parvenza di) gote.
È un uso strettamente legato alle mie esigenze personali, in quanto una persona dotata di zigomi e con delle guance più normali lo troverà sicuramente troppo piccolo per mettere il fard, e anzi potrebbe trovarlo troppo piccolo anche per scolpire il viso e ritenere più indicati pennelli tipo quello angolato, per esempio.
Giudizio complessivo: questo è l’esempio di pennello senza il quale una persona che si trucca da poco o che semplicemente si trucca poco limitandosi a poche cose base può tranquillamente fare senza. Per quel che mi riguarda, mi ha risolto un’infinità di problemi, quindi lodi lodi lodi. No, non è un messaggio subliminale ma non troppo e non ricevo compensi o sono in alcun modo affiliata al comune di Lodi (e soprattutto all’Ospedale Maggiore, Maggiore Ospedale).
POINTED FOUNDATION BRUSH
Sì, la vostra reazione è la reazione di chiunque: come accipigna faccio a stendere il fondotinta con un pennello così minuscolo? Ok che per fare un lavoro fatto bene non serve un pennello grande ma un grande pennello, ma non esageriamo: con questo cosino qua ora che finisco tutta la faccia s’è fatta notte.
Penso che nessuna abbia seriamente deciso di usarlo per lo scopo che recita impresso sul manico, dopo averlo provato una volta. Ho letto e visto video in cui alcuni dicono di usarlo per mettere il fondotinta nei punti più piccoli, come contorno del naso e contorno occhi. SRSLY? Voi usereste (e sporchereste) un pennello solo per fare dei ritocchini?
È il motivo per cui vi cambio pietra di paragone e sostituisco il (valido) pennello SS190, ora F60, di Sigma con l’SS194 (attuale F70), anche se l’ideale sarebbe avere l’F65.
Ci siete arrivate da sole credo: il Puntuto da Fondotinta Pennello (posso abbreviare in PFB? Sì, ho deciso che posso) come pennello da fondotinta è un po’ una sòla (scusa Sam), mentre è valido, validissimo come pennello da correttore. Oltre alla dimensione, a renderlo particolarmente adatto allo scopo ha infatti il fatto di essere molto piatto e consente quindi di stendere una quantità sufficiente, ma non esagerata, di prodotto. La lunghezza e la larghezza lo rendono però più adatto ad applicare il correttore non tanto in punti precisi quanto su aree abbastanza estese come quella del contorno occhi, senza concentrare il prodotto in un punto ma stendendolo uniformemente.
Vien da sé che gli
Utilizzi che gli ho trovato: sono in realtà un utilizzo unico e solo e cioè stendere il correttore nella zona contorno occhi. So che molte usano le dita e anch’io l’ho sempre preferito, ma il mio correttore (Full Cover di MUFE, prima o poi ne parlerò) è troppo denso e chiede d’esser lavorato velocemente prima che si asciughi. Col pennello mi si creano molte meno pieghette, anche. Insomma costituiscono una coppia perfetta!
Giudizio complessivo: altro caso di pennello che, se non si hanno particolari esigenze o se non si ha un viso minuto, può risultare superfluo e poco utilizzabile. Lo vedo bene nel kit di un professionista, meno in quello della persona comune che sta iniziando a truccarsi o che è soddisfatta della sua routine e dei pennelli che possiede già, dato che dubito potrebbe trovare un utilizzo per esso (poi magari mi sbaglio eh!).
DETAILER BRUSH
Il confronto è chiaramente obbligato: si tratta di un pennello da correttore di precisione, per dettagli minimi. È la metà sia in lunghezza che in spessore del Sigma e quindi trattiene meno colore, garantendo un’applicazione più leggera e naturale, oltre che appunto più precisa. Può essere utilizzato anche come pennello per le labbra.
Veniamo alle dolenti note. Oddio, non così dolenti, nel senso che questo povero pennello non ha dimostrato nessun difetto. Il punto è che, non avendo io che occasionali brufoletti che durano una giornata e poi spariscono, non ho particolari motivazioni che mi portino a volerlo utilizzare per il suo scopo originario.
Non sto dicendo che non sia un pennello valido, sicuramente lo è, perché la forma e la sezione sottile sono ottimali allo scopo di effettuare correzioni in aree piccole o molto circoscritte o, ad esempio, a riempire le labbra senza uscire dal contorno.
Utilizzi che gli ho trovato: ho fatto una prova con un Lip Tar di OCC. Nessun problema con la stesura, che risulta agevole, ma ho dovuto lavarlo due volte prima di eliminare traccia del Lip Tar; va bene che i Lip Tar macchiano tantissimo, ma per evitare di rovinare e tingerlo permanentemente preferisco lasciar perdere. Dovrei provare con i rossetti normali, questo sì.
Al momento è assieme ai pennelli occhi. Spero di trovargli un possibile uso in quest’area, ma ancora non sono pervenuta a grandi conclusioni.
Giudizio complessivo: rimandato a settembre (o ottobre, novembre, insomma a quando ci saremo capiti).
* vedi post introduttivo
**e ai colori pastello ho sempre preferito il nero, ma quella è un’altra storia.
Vi ringrazio per l’attenzione e la pazienza e spero di esservi stata utile. Ringrazio anche mia sorella per avermi dato una mano con le foto nel post precedente (le unghie azzurre sono le sue, le mie non potrebbero mai essere così lunghe).
Se avete ulteriori dubbi e domande non esitate a scriverle nei commenti!
Alla prossima.
PS. Se nessuna ha niente da obiettare continuerò ad infilare citazionismo musicale da tre soldi all’interno dei post. So che tre quarti della roba sarà sconosciuta ai più e creerà ulteriori dubbi sulla di me persona, ma fa nulla. In caso qualcosa dovesse piacevolmente colpirvi fatemi sapere.








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